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Istituto di Montecatone Ospedale di Riabilitazione
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Seminario Si.di.ma.

Comunicato Stampa

 

Grande partecipazione per il seminario sulla vita indipendente delle persone con disabilità organizzato dalla Società Italiana Disability Manager in collaborazione con l’Ospedale di Montecatone.

In apertura dell’evento – rivolto in particolare ad assistenti sociali e operatori del settore – è intervenuto il vice sindaco del Comune di Imola, Roberto Visani. «Mi piace il titolo che è stato dato a questo seminario, collocandolo nel contesto della crisi: la crisi deve essere colta come un’opportunità per migliorarci. Il sistema sanitario» ha continuato il vicesindaco «non è fatto solo di razionalizzazione della spesa, ma anche di altre cose: noi dobbiamo guardare alle preoccupazioni che attraversano la vita delle persone».
Dopo un’introduzione sul tema della vita indipendente a cura di Claudia Corsolini,  coordinatore del programma Abilitazione e Vita Indipendente di Montecatone, il presidente della S.I.Di.Ma. Rodolfo Dalla Mora ha illustrato la funzione del “disability manager” quale “facilitatore” per la vita indipendente. «Quella del disability manager non è una professione in sé, bensì una “competenza”, che va a integrare una specifica professionalità già esistente»  ha precisato. «Ciò che conta è che coloro che si occupano di disabilità, a tutti i livelli, lo facciano con professionalità. Anche per questo la mission della S.I.Di.Ma include prioritariamente il tema della formazione: per fornire ai professionisti del sociale ulteriori strumenti da mettere nella loro “cassetta degli attrezzi”».
Il concreto profilo professionale del disability manager, dunque, può essere diversamente modulato in base alle necessità. «Noi consideriamo il disability manager appunto un manager, un “organizzatore”», ha spiegato Andrea Pauletti, Direttore Amministrativo dell’Ospedale Riabilitativo ad Alta Specializzazione di Motta di Livenza (TV) – una delle prime strutture ad introdurre questa figura nel proprio organico. In questo caso al disability manager «è stato affidato il compito di seguire il percorso di rientro a casa dei pazienti con disabilità, in particolare riguardo al tema dell’adattamento dell’abitazione e dell’abbatimento delle barriere architettoniche.»
Nella “cassetta degli attrezzi” dei promotori della vita indipendente c’è anche la consulenza alla pari, uno strumento presentato dalla psicologa con paraplegia Loredana Teofilo: «la consulenza è “alla pari” quando viene fornita da una persona che ha una disabilità simile a quella del “cliente”. Questo metodo favorisce una maggiore empatia e reciproca comprensione».
E’ stata Anna Neri, assistente sociale presso l’Ospedale di Montecatone, a portare il dibattito sulle pratiche di lavoro più familiari per i numerosi colleghi presenti in sala. «Mi sono soffermata in particolare sul tema delle discriminazioni multiple – spiega la relatrice – ovvero quelle situazioni in cui una persona, oltre a dover affrontare i drammatici cambiamenti dovuti all’aver appena acquisito una grave disabilità, deve anche fronteggiare altre difficoltà, dovute ad esempio all’essere donna, straniera, o vittima di violenza»
La seconda parte della mattinata è stata dedicata alla presentazione di strumenti e percorsi per la vita indipendente, talvolta piuttosto particolari. 
Claudio Lunghini ha presentato le attività dell’Associazione Amici di Eleonora, di Caserta, che attraverso punti informativi (i “punti coma”) e un apposito Fondo sostiene, economicamente e non, le famiglie di persone in stato vegetativo. 
William Boselli, persona con tetraplegia ed ex paziente di Montecatone, ha poi raccontato come attorno alla sua vicenda sia sorta un’associazione – “Willy The King Group” – che, tra le altre cose, ha dato vita a “Happy Hand” un festival dello sport e dell’inclusione sociale.
Le sessione si è quindi conclusa con l’intervento di Alessandra Santandrea, una persona con paraplegia che, anche grazie all’associazione Chiaramilla, ha scoperto quanto potesse esserle utile avere vicino un cane da “pet therapy”.
Al rientro dalla pausa pranzo ha preso avvio l’ultima sessione del seminario, moderata da Andrea Rossi, Direttore Sanitario della Ausl di Imola.
Ad aprire gli interventi pomeridiani è stata Amelia Corigliano – membro di S.I.Di.Ma e assistente sociale della Fondazione Ircss Ca’ Granda di Milano – che ha proposto il tema delle dimissioni protette degli anziani ricoverati presso il Policlinico. «Ho portato questa esperienza perchè credo che anche riguardo agli anziani, in molti casi, si possa parlare di “vita indipendente”. Anche loro la rivendicano, ad esempio chiedendo di scegliere le persone che li assistono».
Francesco Crisafulli, educatore e coordinatore dell’unità disabili adulti presso l’Ausl di Bologna, ha quindi esposto i risultati della sua ricerca sugli indicatori di esito socio riabilitativo riferiti alle persone con lesione midollare. «Quello che più colpisce non è tanto ciò che emerge dai dati che abbiamo, ma la quantità di dati mancanti» ha spiegato Crisafulli. «Molti servizi non avevano informazioni relative alla qualità della vita di queste persone, soprattutto riguardo ad indicatori come le attività del tempo libero e le relazioni sociali – che però sono ovviamente fattori centrali nel determinare il benessere di una persona».
A metà pomeriggio è stata di nuovo una persona con disabilità, Lorenzo Fallini, a riportare la sua esperienza. Anche in questo caso il ruolo delle reti informali è apparso determinante: un gruppo di amici e sostenitori si è infatti organizzato per sostenere il suo progetto di vita indipendente, costituendo l’associazione Terzo Tempo.
Laura Barelli, dell’ASP di Imola, è infine intervenuta a ricordare come la vita indipendente non riguardi solo le disabilità motorie: ha presentato infatti “Il Sogno”, un progetto di abitare assistito per persone con disabilità intellettiva.
A chiudere l’evento la presentazione dei lavori inviati al concorso “Ausili Creativi 2014”; a seguire, la relazione conclusiva del Presidente di Montecatone Augusto Cavina, che ha seguito con interesse l’intera giornata di formazione. «Il diritto alla vita indipendente, purtroppo, non è sempre un diritto “esigibile”, e probabilmente non lo sarà mai fino in fondo: serve un lavoro di “avvicinamento” alla situazione ideale. Il punto allora è quale approccio adottare per avvicinarci il più possibile a questo traguardo».
Per informazioni: stampa.sidima@gmail.com

Ultima Modifica: 03/10/2018