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Istituto di Montecatone Ospedale di Riabilitazione
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3 dicembre - Il teatro tra persone con disabilità e l'ambiente che le circonda

Stimolare la dimensione percettiva di un Paziente ricreando un momento di vita passato

 

In occasione della Giornata Internazionale dei diritti delle persone con disabilità, Montecatone ha celebrato la giornata con un incontro sul tema del teatro/attività espressiva per i pazienti del reparto delle Gravi Cerebrolesioni Acquisite (GCA). 

Il teatro, in situazione terapeutica, va inteso come momento di interazione, di scambio e di ascolto tra paziente, operatore e familiare. 

La finalità dell’attività espressiva è quella di restituire al paziente, attraverso la produzione di piccole performance, pezzi di vita quotidiana o frammenti di storia personale collegati alla propria esperienza precedente. 

«L’attività espressiva non sostituisce l’intervento medico-sanitario, ma contribuisce a sviluppare un potenziale di recupero psico-fisico in soggetti con disabilità sopravvenute, permettendo un miglioramento delle funzioni e delle autonomie. Come definito da alcuni studi, queste risposte a volte non si riescono ad ottenere con le classiche terapie e tantomeno in palestra» ha spiegato Pamela Salucci, Direttore dell’U.O. Gravi Cerebrolesioni.

 

«Il linguaggio del teatro viene utilizzato per caricare di senso e di significato le richieste, spesso non esplicite, facendo leva sulla motivazione o sull'importanza che un determinato contesto può rivestire per la persona protagonista dell’incontro. Anche i familiari sono chiamati a svolgere un ruolo attivo, fornendo il materiale autobiografico, raccontando i gusti e le preferenze del proprio caro prima dell’evento traumatico e ponendosi in ascolto e scambio durante il percorso vero e proprio» - hanno descritto Alessandra Cortesi e Cristina Franchini, operatrici della Cooperativa per Luca.

 

«Con Y. la dimensione percettiva è stata stimolata ricreando un momento di cura in una spa, in cui farsi massaggiare, mettere la crema, concentrandosi con delicatezza sul movimento delle dita. Successivamente alla proposta totalmente guidata di movimenti coerenti all'ambientazione si è richiesto implicitamente ed esplicitamente a Y di provare ad eseguirli in modo autonomo» ha continuato Pamela Salucci.

«L’intervento della figura educativa permette di poter reperire il maggior numero di informazioni per costruire un intervento personalizzato e permettere al facilitatore espressivo un continuo aggiornamento rispetto agli obiettivi riabilitativi definiti dal Team dei professionisti del reparto» ha spiegato Cristina Franchini educatrice professionale.

Attraverso la medicina narrativa o narrazione terapeutica, l’educatrice si pone anche in ascolto attivo con il familiare per percepire emozioni, sensazioni e sentimenti legati al racconto di ciò che ha osservato sul suo caro, a distanza di qualche ora dal termine del laboratorio.

 

L’obiettivo è anche quello di far diventare il familiare parte integrante del percorso riabilitativo e di cura, sia del proprio caro, ma anche di se stesso. Attraverso la sua inclusione nel percorso legato all’attività espressiva, il caregiver ha la possibilità di aumentare il suo senso di responsabilità, la sua capacità di empowerment e la compliance con gli operatori dell’equipe del reparto.

Attraverso la medicina narrativa o narrazione terapeutica, l’educatrice si pone anche in ascolto attivo con il familiare per percepire emozioni, sensazioni e sentimenti legati al racconto di ciò che ha osservato sul suo caro, a distanza di qualche ora dal termine del laboratorio.

L’obiettivo è anche quello di far diventare il familiare parte integrante del percorso riabilitativo e di cura, sia del proprio caro, ma anche di se stesso. Attraverso la sua inclusione nel percorso legato all’attività espressiva, il caregiver ha la possibilità di aumentare il suo senso di responsabilità, la sua capacità di empowerment e la compliance con gli operatori dell’equipe del reparto.

 
Ultima Modifica: 03/12/2019