Soglia

Andrea Giurdanella

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Prima classificata

Medico chirurgo e psicoterapeuta. Nel giugno 2025 è sopravvissuto ad una grave cerebrolesione acquisita conseguente ad un incidente in bici avvenuto sull’isola dell’Asinara (in Sardegna). Attraverso la scrittura esplora il confine tra corpo, memoria e coscienza.

Il mare finiva
In un bianco senza rive

Il vento
sapeva il mio nome
prima di perderlo

Poi il silenzio
non quello della notte
quello più profondo
che cresce sotto le parole

Là ho lasciato qualcosa di me
Qualcosa mi ha atteso
Una scintilla
Un respiro
Un filo di luce

Da allora abito
un’isola invisibile
non appartiene alla terra
né al mare

Sta nel punto esatto
in cui si ritorna
senza essere più
quello che era partito

La poesia “Soglia” colpisce per la sua straordinaria densità ermetica e per la capacità di sondare il mistero della sospensione vitale. Con versi scarni e incisivi, l’autore fissa l’istante del trauma, ergendolo a spartiacque esistenziale e metafisico. L ‘immagine di un “bianco senza rive” e di un “isola invisibile” richiama prepotentemente la poetica del frammento di Giuseppe Ungaretti, dove la parola scarnificata si fa testimone di un’esperienza limite, in bilico sul baratro. Il tema del ritorno e dell’identità inesorabilmente mutata (“senza essere più quello che era partito”) evoca inoltre le risonanze omeriche di Kavafis: il naufragio non è la fine, ma un doloroso approdo a un nuovo io, nudo e autentico. Questa solenne stasi interiore trova un parallelismo perfetto nelle note sospese e assolute dell’aria “Pace, pace mio Dio” da La forza del destino di Giuseppe Verdi. Come l’eroina verdiana, abbandonata a un destino ineluttabile ma pervasa da un’intima tensione, l’autore abita un silenzio profondo che non è mai rassegnazione, bensì l’attesa di una stoica e vibrante rinascita umana.

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