La ricerca preclinica ha individuato possibili ambiti di intervento precoce per cercare li limitare l’estensione del danno primario su base vascolare o traumatica, e modificare quindi la storia naturale di malattia.
La nostra linea di ricerca si concentra sulla presa in carico di pazienti ad alta complessità clinica, come persone con mielolesioni e gravi cerebrolesioni acquisite, caratterizzate da quadri funzionali eterogenei e spesso associate a complicanze secondarie. In questi casi, la neuroriabilitazione richiede programmi altamente personalizzati, costruiti sulla base di una valutazione multidimensionale e dinamica dei bisogni del paziente.
L’innovazione in neuroriabilitazione nasce dalla capacità del sistema nervoso di modificarsi e adattarsi dopo una lesione, un processo noto come neuroplasticità. Attraverso interventi riabilitativi mirati e tecnologie avanzate, è possibile stimolare i meccanismi di recupero del sistema nervoso centrale (SNC) e periferico (SNP), favorendo il miglioramento delle funzioni motorie, cognitive, comunicative e autonome.
L’approccio riabilitativo integra strategie bottom-up e top-down. Le strategie bottom-up agiscono attraverso la stimolazione sensoriale e motoria per favorire il recupero funzionale e la riorganizzazione neurale; quelle top-down coinvolgono invece i processi cognitivi, attentivi e intenzionali, promuovendo il controllo volontario del movimento e l’apprendimento motorio.
Un ruolo centrale è svolto dalle tecnologie innovative e dalle tecniche di neuromodulazione, che consentono una valutazione quantitativa avanzata e interventi sempre più precisi, intensivi e personalizzati. Robotica, realtà virtuale, sensoristica, interfacce uomo-macchina e sistemi di stimolazione neuromuscolare e cerebrale permettono di monitorare in modo oggettivo il recupero e di ottimizzare gli esiti clinici e la qualità di vita delle persone assistite.








