La ricerca preclinica ha individuato possibili ambiti di intervento precoce per cercare li limitare l’estensione del danno primario su base vascolare o traumatica, e modificare quindi la storia naturale di malattia.
Un biomarcatore è una caratteristica biologica misurabile, che può essere una molecola, un pattern di imaging o un parametro fisiologico che indica processi normali, patologici o risposte a interventi terapeutici. In ambito neuro riabilitativo, biomarcatori specifici collegati a circuiti neurali, neuroinfiammazione o neuroplasticità contribuiscono a stratificare i pazienti, predire gli esiti funzionali e guidare interventi mirati migliorando così a la traslazione dalla ricerca alla pratica clinica. La ricerca in questo ambito permette lo sviluppo di strumenti avanzati a supporto di una medicina sempre più personalizzata nei pazienti con grave disabilità neurologica.
L’obiettivo è superare l’approccio standardizzato alla riabilitazione, attraverso l’identificazione di caratteristiche tipiche di un individuo, che siano in grado di predire processi fisiologici, patologici o risposte biologica ad un trattamento. La cura attraverso l’uso di biomarcatori consente e orienta la scelta degli interventi riabilitativi, per migliorare gli esiti funzionali e ottimizzare i percorsi.
Le attività si fondano sull’integrazione di dati provenienti da diverse fonti – neurofisiologia, neuroimaging, parametri clinici e tecnologie digitali – per la costruzione di modelli predittivi applicabili nella pratica clinica. Particolare interesse in ambito riabilitativo è rivolto alle nuove tecnologie: sensori indossabili e analisi cinematica permettono di quantificare numericamente ciò che ad un’analisi visiva non è quantificabile; l’uso di biobanche rappresenta l’evoluzione della ricerca in laboratorio; l’intelligenza artificiale viene impiegata nell’analisi e nella creazione di algoritmi che possano selezionare i pazienti da trattare o predire in anticipo l’efficacia del trattamento.








