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Riabilitazione rigenerativa, un approccio innovativo che mira a sfruttare le capacità del sistema nervoso per migliorare la qualità di vita dei pazienti: ne ha parlato a lungo la professoressa Laura Calzà, Direttore della Attività Scientifica al MRI
Riabilitazione rigenerativa, un approccio innovativo che mira a sfruttare le capacità del sistema nervoso per migliorare la qualità di vita dei pazienti: ne ha parlato a lungo la professoressa Laura Calzà, Direttore della Attività Scientifica al MRI secondo la quale, superando il tradizionale paradigma che vedeva il sistema nervoso centrale come un sistema statico e non rigenerabile, la ricerca scientifica sta dimostrando come il cervello possegga sorprendenti capacità di riparazione e plasticità. «Una volta si riteneva che, terminato lo sviluppo, la capacità di crescita e rigenerazione degli assoni e dei dendriti – ha detto – si arrestasse inesorabilmente ma oggi possiamo affermare che neuroriparazione e rigenerazione non sono più un tabù».
Le cellule chiave: i precursori degli oligodendrociti. Secondo Calzà Il fulcro della ricerca sono i precursori degli oligodendrociti, cellule capaci di produrre mielina con una plasticità sorprendente. Questi «piccoli precursori» rappresentano dal 5 all’8 percento delle cellule del sistema nervoso centrale e possono trasformarsi in cellule mielinizzanti se opportunamente stimolate. Le ricerche dimostrano infatti che tali cellule sono sensibili all’attività neurale, percepiscono stimoli meccanici come il flusso sanguigno e possono essere “guidate” attraverso training motorio specifico
Nuove prospettive terapeutiche. La «riabilitazione rigenerativa» apre scenari terapeutici rivoluzionari, suggerendo che periodi tradizionalmente considerati “passivi” dopo una lesione neurologica possono invece rappresentare finestre terapeutiche preziose. «Il nostro obiettivo», dichiara Calzà, «è esplorare i fenomeni biologici di base pensando sempre a come possiamo utilizzarli per migliorare concretamente la vita dei pazienti».
Un approccio sinergico. Il metodo si basa su una stretta collaborazione tra ricerca preclinica e clinica, con l’obiettivo di trasformare le scoperte scientifiche in trattamenti concreti. «La riabilitazione», conclude la professoressa, «si tiene fortemente legata alla ricerca in tutti i suoi aspetti. È attraverso questa sinergia virtuosa che possiamo raggiungere l’obiettivo finale: migliorare la cura dei nostri pazienti».





