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Nel tempo sospeso della grave cerebrolesione, Montecatone costruisce percorsi di cura

La grave cerebrolesione acquisita segna una cesura profonda nell’esistenza delle persone che ne sono colpite – e delle loro famiglie. Non si tratta “soltanto” di fronteggiare una condizione clinica di estrema complessità, ma di accompagnare un processo lungo e denso di incognite, nel quale prognosi, tempi di recupero e prospettive di futuro rimangono spesso difficili da circoscrivere.


A cura di Ufficio Stampa MRI – La grave cerebrolesione acquisita segna una cesura profonda nell’esistenza delle persone che ne sono colpite – e delle loro famiglie. Non si tratta “soltanto” di fronteggiare una condizione clinica di estrema complessità, ma di accompagnare un processo lungo e denso di incognite, nel quale prognosi, tempi di recupero e prospettive di futuro rimangono spesso difficili da circoscrivere. In questo orizzonte di incertezza, la riabilitazione assume un significato che travalica la mera risposta sanitaria, delineandosi come un percorso articolato, continuo e profondamente condiviso.

È all’interno di questo scenario che si colloca l’operato dell’Unità Gravi Cerebrolesioni Acquisite (GCA) dell’Istituto di Montecatone, diretta da Pamela Salucci, con un modello di presa in carico (un migliaio i pazienti assistiti negli ultimi nove anni di cui circa 500 provenienti dall’Emilia-Romagna e il resto da fuori regione), che integra competenze specialistiche di alto livello, lavoro sinergico di équipe e attenzione costante alla persona nel suo contesto esistenziale.

L’attività si fonda su una collaborazione multiprofessionale rigorosa e articolata: medici, neuropsicologi, neurofisiologi, terapisti della riabilitazione, infermieri, educatori professionali e case manager operano secondo un assetto coordinato, condividendo valutazioni cliniche, obiettivi terapeutici e strategie operative lungo l’intero arco del percorso riabilitativo. Tale configurazione organizzativa consente una presa in carico dinamica, capace di adattarsi all’evoluzione della condizione clinica del paziente e di rispondere con tempestività a bisogni che mutano nel tempo.

All’interno di questo modello, un ruolo di particolare rilievo è svolto dal Servizio di Neuropsicologia, coordinato dalla stessa Salucci, che accompagna il paziente fin dalle fasi più precoci del ricovero. Il servizio si avvale del contributo di Francesca Cesira Cava, medico con formazione specialistica in neuropsicologia clinica e di Camilla Dolcini e Martina Masi, entrambe neuropsicologhe. L’équipe interviene nella valutazione e nel trattamento dei disturbi cognitivi e comportamentali conseguenti alla grave cerebrolesione, anche nelle situazioni in cui le condizioni cliniche non consentano una valutazione testistica tradizionale, contribuendo in modo determinante all’interpretazione dei segnali di recupero e all’orientamento del progetto riabilitativo individuale.

L’attività assistenziale si intreccia strettamente con la ricerca scientifica e con l’aggiornamento continuo dei professionisti: Montecatone partecipa attivamente a studi multicentrici e progetti che riguardano la riabilitazione cognitiva, l’integrazione con la robotica avanzata, la neurofisiologia applicata e le tecniche di neuromodulazione. La partecipazione costante alle società scientifiche nazionali e ai relativi gruppi di lavoro consente agli operatori dell’Unità di confrontarsi con le più recenti evidenze della letteratura scientifica e di trasferire tempestivamente nella pratica clinica approcci innovativi e protocolli di trattamento avanzati.

Un ambito di particolare rilevanza clinica è rappresentato dal percorso dedicato alla spasticità, che ha conosciuto un significativo rafforzamento sia in termini di complessità gestionale sia di volume di attività. Valutazioni specialistiche di secondo livello, trattamenti di secondo e terzo livello e confronti multiprofessionali con la chirurgia funzionale consentono una gestione più efficace e personalizzata delle ipertonie muscolari nei pazienti con patologie neurologiche complesse. Parallelamente, si è consolidata una rete di ambulatori di alta specializzazione a livello metropolitano, coordinata da Montecatone in stretta collaborazione con altre strutture ospedaliere del territorio, con l’obiettivo di garantire continuità assistenziale e omogeneità metodologica anche nella fase successiva alla dimissione dall’Istituto.

L’esperienza clinica e organizzativa maturata dall’Unità GCA confluisce inoltre nel Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) Interaziendale Gravi Cerebrolesioni Acquisite (GraCer) della Città Metropolitana di Bologna, che nel corso del 2026 avvia una fase strutturata di revisione dei percorsi di cura. I convegni in programma a partire dal 23 gennaio rappresentano un momento qualificato di confronto interdisciplinare lungo l’intero continuum assistenziale, dalla fase acuta alla costruzione del progetto di vita, con il coinvolgimento diretto e attivo dei professionisti di Montecatone.

Un elemento che attraversa trasversalmente tutte le attività dell’Unità rimane l’attenzione rivolta ai familiari e ai caregiver, considerati parte integrante e insostituibile del percorso riabilitativo. Informazione accurata, supporto psicologico e condivisione degli obiettivi terapeutici divengono strumenti essenziali per affrontare una condizione che richiede adattamenti profondi e duraturi, sia sul piano personale sia su quello relazionale e familiare.

«La grave cerebrolesione – ha detto il Commissario Straordinario, Mario Tubertini – richiede risposte strutturate e continuità assistenziale. L’esperienza di Montecatone dimostra come un modello fondato sul coordinamento delle competenze e sull’investimento in ricerca possa garantire percorsi di cura solidi e affidabili».

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