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Riscoprire sé stessi tramite lo sport: l’esperienza di Montecatone

Rimettere al centro la persona, prima ancora della tecnica, è il gesto più autentico della riabilitazione. È su questa idea che si è sviluppato l’intervento di Davide Villa, nostro Responsabile Struttura Semplice Dipartimentale Day Hospital-Ambulatori e Responsabile del Percorso di Rieducazione tramite il Gesto Sportivo (RGS), e Paolo Martinelli – infermiere della Terapia Occupazionale dedicato alle attività sportive Tecnico FINP – al convegno milanese “Curare, prendersi cura e continuare a correre. Sempre”, promosso dall’AUS Niguarda con l’ASST Grande Ospedale Metropolitano.


A cura di Ufficio Stampa MRI – Rimettere al centro la persona, prima ancora della tecnica, è il gesto più autentico della riabilitazione. È su questa idea che si è sviluppato l’intervento di Davide Villa, nostro Responsabile Struttura Semplice Dipartimentale Day Hospital-Ambulatori e Responsabile del Percorso di Rieducazione tramite il Gesto Sportivo (RGS), e Paolo Martinelli – infermiere della Terapia Occupazionale dedicato alle attività sportive Tecnico FINP – al convegno milanese “Curare, prendersi cura e continuare a correre. Sempre”, promosso dall’AUS Niguarda con l’ASST Grande Ospedale Metropolitano.

La loro relazione ha offerto una lettura limpida del valore dello sport nei percorsi dedicati alle persone con lesione midollare, mettendo in evidenza come la riabilitazione sia un progetto che riguarda la globalità dell’individuo e non la sola funzione motoria. Per molti pazienti, la prima sfida è riconoscere che «vale la pena tornare a vivere, rientrare nella società, tornare a progettare», un passaggio tutt’altro che scontato.

La differenza di attitudine rispetto allo sportivo professionista è evidente: l’atleta accetta l’infortunio come parte del proprio percorso; il paziente mieloleso, invece, vive la lesione come un evento inatteso e difficilmente conciliabile con un’idea immediata di futuro. Da qui l’importanza di accompagnare e sostenere, ricordando che «la riabilitazione la fa il paziente, non noi».

Il riferimento storico al modello di Stoke Mandeville, sviluppato da Ludwig Guttmann nel 1944, conferma la solidità del metodo: lo sport, introdotto per motivare i giovani con lesione midollare, produsse miglioramenti psicologici e funzionali difficilmente raggiungibili con i soli approcci tradizionali. Oggi l’obiettivo non è solo prolungare la vita, ma migliorarne la qualità, contrastando la sedentarietà fonte di  aggravamento della condizione clinica.

Su queste basi si innesta la Rieducazione tramite il Gesto Sportivo (RGS), avviata a Montecatone nel 2003. La scelta di operare fin dall’inizio in impianti sportivi ordinari, insieme alla presenza combinata di operatori sanitari e tecnici sportivi specializzati, costituisce un metodo riconoscibile e solido. Il Team Riabilitativo che segue il paziente individua il gesto sportivo più adatto alle abilità residue, calibrando attività che siano stimolanti senza diventare eccessive o banalizzanti.

Gli obiettivi della RGS – migliorare il controllo del tronco e degli arti superiori, restituire un ruolo attivo al paziente, e consentire la continuità dell’attività dopo il rientro al domicilio – hanno trovato conferma nei numeri: in ventidue anni sono stati coinvolti 2847 pazienti, e dal 2009 è presente uno Sportello Comitato Italiano Paralimpico CIP attivo anche nella fase post-dimissione.

La testimonianza di Alessandro Moscatello, Maglia Rosa al Giro d’Italia Handbike – «mi è cambiata la vita; ora vivo da solo e non più con i miei genitori» – restituisce la forza concreta del percorso. Quando lo sport è insegnato con metodo, diventa un ponte tra la fragilità e la possibilità di tornare padroni della propria vita.

Nella foto assieme al dr Villa, da sx, le campionesse di tennis tavolo Giada Rossi e Carlotta Ragazzini

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