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Il 73,3% delle unità spinali italiane lavora con un tasso di occupazione superiore al 95%: lo certifica la prima indagine nazionale sul settore, condotta dall’Istituto su 17 centri distribuiti in dodici regioni e province autonome — tra cui Lombardia, Piemonte e Veneto con più strutture partecipanti — e presentata oggi in occasione del nostro meeting annuale in corso nel capoluogo emiliano romagnolo.
a cura di Ufficio Stampa MRI – Il 73,3% delle unità spinali italiane lavora con un tasso di occupazione superiore al 95%: lo certifica la prima indagine nazionale sul settore, condotta dall’Istituto su 17 centri distribuiti in dodici regioni e province autonome — tra cui Lombardia, Piemonte e Veneto con più strutture partecipanti — e presentata oggi in occasione del nostro meeting annuale in corso nel capoluogo emiliano romagnolo.
Il contrasto tra fase acuta e fase cronica è il dato più rivelatore. In acuto, l’80% dei centri ricovera entro un mese mentre nella cronicità, nessuno raggiunge quella soglia: il 60% dei pazienti attende tra uno e tre mesi, il 33,3% tra tre e sei. Un’attesa che ha conseguenze cliniche dirette, perché nella lesione midollare la cronicità non equivale a stabilità: le complicanze più frequenti — lesioni da pressione (80% dei centri), problematiche neuro-urologiche (60%), spasticità (40%) — precipitano rapidamente se non intercettate.
Sul fronte della dimissione, tutti i centri segnalano un rientro domiciliare superiore al 50% dei pazienti, sia in post-acuto che in cronicità. Ma è proprio a casa che il sistema mostra le lacune più profonde: l’86,7% delle strutture segnala barriere architettoniche come primo ostacolo, il 60% cita problemi socioeconomici della famiglia, il 33,3% la mancanza di caregiver adeguati e la scarsa integrazione tra ospedale e territorio.
A rendere il quadro ancora più critico, i dati sul monitoraggio digitale: il 53,3% dei centri è privo di qualsiasi sistema informatizzato di follow-up per i pazienti cronici; solo il 13,3% dispone di uno strumento integrato con i servizi territoriali. Protocolli condivisi a livello regionale esistono in appena il 26,7% dei casi.
La valutazione complessiva dell’offerta assistenziale regionale rispecchia questo scenario: l’86,7% dei centri la giudica solo «parzialmente adeguata». Nessuno la considera pienamente tale. «La fase più critica della lesione midollare non è più soltanto quella acuta», è scritto nella survey. «La vera sfida è la transizione verso la cronicità e la gestione a lungo termine nel territorio. E la risposta non è solo clinica: è organizzativa».
Territori e numero di US per territorio coinvolto nella survey: Lombardia (3), Piemonte (2), Veneto (2), Marche (2), Emilia-Romagna (1), Liguria (1), Friuli Venezia Giulia (1), Provincia autonoma di Trento (1), Lazio (1), Puglia (1), Sicilia (1), Sardegna (1).





