Preziosi: «Fino a quando la lesione midollare sarà per sempre, anche la presa in carico dovrà esserlo»

Il trasferimento tempestivo nelle strutture adeguate, una riabilitazione orientata alla progettualità della vita, il coordinamento precoce con il territorio, la prevenzione delle complicanze e una telemedicina strutturata. Sono le principali esigenze indicate da Filippo Preziosi, presidente del Comitato Consultivo Misto di Montecatone Rehabilitation Institute, intervenuto al seminario «Rete delle unità spinali: cura senza confini», moderato da Mario Tubertini, commissario straordinario dell’Istituto.

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29 Giugno 2026

Prosegue la pubblicazione degli atti del seminario «Rete delle unità spinali: cura senza confini», promosso da Montecatone Rehabilitation Institute nell’ambito di ExpoAid 2026. Dopo il primo approfondimento dedicato alla continuità assistenziale, alla formazione, alla ricerca e all’innovazione tecnologica, proponiamo il contributo di Filippo Preziosi, che ha portato nel confronto il punto di vista delle persone con lesione midollare.

Il trasferimento tempestivo nelle strutture adeguate, una riabilitazione orientata alla progettualità della vita, il coordinamento precoce con il territorio, la prevenzione delle complicanze e una telemedicina strutturata. Sono le principali esigenze indicate da Filippo Preziosi, presidente del Comitato Consultivo Misto di Montecatone Rehabilitation Institute, intervenuto al seminario «Rete delle unità spinali: cura senza confini», moderato da Mario Tubertini, commissario straordinario dell’Istituto.

Preziosi ha riferito le priorità raccolte durante l’attività di consulenza alla pari che svolge da anni all’interno dell’ospedale di Montecatone, offrendo il punto di vista delle persone con lesione midollare.

Il trasferimento precoce nelle strutture adeguate

La prima esigenza segnalata riguarda il trasferimento delle persone con mielolesione, che dovrebbe avvenire il prima possibile, compatibilmente con le loro condizioni cliniche, in strutture adeguate nelle quali avviare immediatamente la riabilitazione.

Un ingresso tempestivo può avere ricadute positive sul recupero funzionale e, soprattutto, ridurre il rischio di complicanze evitabili.

«Nelle persone che vengono ricoverate tardivamente in Unità Spinale rileviamo frequentemente la presenza di lesioni da pressione, limitazioni articolari, fino ad arrivare a riscontrare amputazioni che, forse, potevano essere evitate», ha spiegato Preziosi.

La riabilitazione come strumento per restituire progettualità

La riabilitazione, ha sottolineato Preziosi, deve essere intesa come uno strumento volto a restituire alla persona con disabilità la progettualità della propria vita.

Una progettualità che potrà svilupparsi con modalità differenti e in una condizione diversa rispetto a quella precedente alla lesione, ma con la stessa determinazione.

Ogni attività e ogni scelta, sia di carattere generale sia riferita alla singola persona, adottata dalla direzione, dall’équipe o dal singolo operatore, deve essere ispirata e funzionale al raggiungimento di questo obiettivo.

Se tale visione viene condivisa, occorre tradurla nella pratica attraverso la definizione di standard minimi, buone pratiche e attività coerenti con questa finalità.

Il coordinamento con il territorio deve iniziare precocemente

Preziosi ha richiamato anche l’importanza di coordinarsi precocemente con il territorio, così da agevolare il passaggio dall’ambiente protetto dell’Unità Spinale al mondo reale, con tutte le sue criticità.

Il coinvolgimento dei servizi territoriali è importante già durante la definizione del progetto riabilitativo e diventa successivamente fondamentale nel sostegno alla sua attuazione e al progetto di vita della persona.

La relazione tra Unità Spinale e territorio deve quindi essere costruita prima della dimissione.

Prevenire le complicanze dopo la dimissione

Una volta rientrati nel proprio contesto di vita, uno degli obiettivi fondamentali è evitare l’insorgenza delle complicanze.

Preziosi ha richiamato, tra le principali, le lesioni da pressione, le problematiche urologiche e gastrointestinali, la gestione della spasticità e le difficoltà inevitabilmente connesse con l’invecchiamento.

La prevenzione e l’intervento precoce consentono di ridurre le successive ospedalizzazioni e gli interventi chirurgici, favorendo una migliore qualità della vita delle persone con disabilità.

A ciò si aggiunge un beneficio per il sistema sanitario, grazie a risparmi di spesa che permettono di liberare risorse da destinare ad altre necessità.

Una telemedicina strutturata

In questo ambito, la richiesta prioritaria espressa da Preziosi è l’attivazione di un servizio di telemedicina ben strutturato.

Il supporto non può essere lasciato alla disponibilità personale del singolo professionista nei confronti dei propri ex pazienti.

Fare rete e valorizzare le specializzazioni

Ogni Unità Spinale deve essere dotata delle risorse umane e materiali necessarie per trattare adeguatamente le problematiche che possono insorgere dopo la dimissione.

Allo stesso tempo, per ottenere la massima efficienza, è necessario fare rete e valorizzare la specializzazione di alcune strutture, capaci di trattare a livello nazionale anche i casi più complessi e impegnativi relativi a una determinata tipologia.

La prospettiva indicata è quindi quella di una rete nella quale siano valorizzate le competenze specifiche dei singoli centri.

Una presa in carico che duri nel tempo

Il messaggio conclusivo di Preziosi sintetizza il senso dell’intero intervento:

«Fino a quando la lesione midollare continuerà ad essere per sempre, anche la presa in carico dovrà esserlo».

Una presa in carico che deve accompagnare la persona dalla fase del primo ricovero al ritorno nel proprio contesto di vita, attraverso la collaborazione tra Unità Spinali e territorio, la prevenzione delle complicanze, il ricorso alla telemedicina e la valorizzazione delle specializzazioni presenti nella rete.

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