“Ho condiviso con mio marito, il medico Stefano Tondi, una vita unita dall’amore e dalla dedizione alla cura degli altri. Con il racconto “L’altra metà di un filo” e la poesia “La carezza della sera”, af-fido a queste pagine la nostra storia. I testi ripercorrono il doloroso passaggio di Stefano da medi-co a paziente, il ricovero a Montecatone e l’intimità dell’assistenza a casa. Attraverso le parole, racconto la sacralità dei piccoli gesti e la forza di un legame che non si arrende alla malattia, tra-sformando oggi il voto della perdita nel proseguimento dei nostri comuni progetti di volontaria-to.”
Ci sono sere in cui non servono parole.
Il silenzio riempie la nostra casa come una coperta leggera ma calda.
Si sente il rumore dolce dell’acqua che sgocciola mentre strizzo la spugna morbida, il
respiro che trema, gli occhi pieni di lacrime, le mani che sanno come prendersi cura.
Ogni punto del corpo ha una memoria, un piccolo segreto da sfiorare, ed è nel gesto lento
di una carezza, nel modo in cui sistemo il lenzuolo,
che percepisco qualcosa che non ha nome, ma assomiglia alla pace.
C’è tanto mondo fuori, ma qui sembra che il mondo possa fermarsi per un momento,
anche solo per un respiro insieme, un semplice gesto pieno d’amore
come ritrovarsi in una preghiera condivisa.
Ispirare, contare, espirare….
Perché prendersi cura è anche questo, restare nel ritmo del respiro dell’altro essere
presenza silenziosa, sentire un corpo che si affida alla dolcezza delle mani.
Le mani…. Una carezza leggera sulla pelle, un linguaggio silenzioso e morbido che dice
“sono qui”, solo con il calore di un tocco, solo con la delicatezza di chi sa che ogni gesto è
Sacro.
E alla fine, quando tutto è compiuto, resta il tuo odore, insieme a un soffio lieve di talco e
di sapone che concilia il sonno.
E il sonno arriva dolce…. Il respiro si fa lento, il viso scioglie le tensioni e si abbandona alla
pace, questo è il momento del tempo perfetto, perché il riposo è un dono fragile, vitale,
prezioso.
Prezioso come l’incanto dei piccoli gesti, la stessa dolcezza, la stessa cura. Perché
prendersi cura è solo stare insieme, accarezzarsi l’anima, ascoltare il silenzio, è respirare
insieme la stessa aria.
E in quei gesti semplici, tra la pelle e il cuore, scopri che un corpo che ti ama, anche se
immobile, ti dona una meraviglia che resterà come un infinito respiro d’amore per sempre.










