Quando il dolore trova le parole
a cura di Ufficio Stampa MRI – Il dolore non [...]
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30 Settembre 2026
a cura di Ufficio Stampa MRI – Il dolore non è “soltanto” un sintomo da misurare e trattare; quando persiste nel tempo entra nella quotidianità, modifica abitudini e relazioni e può condizionare profondamente la vita della persona: da questa consapevolezza è nato alcune settimane fa il Gruppo di sostegno dedicato ai pazienti con dolore, istituito dal Comitato Ospedale Senza Dolore dell’Istituto – coordinato da Monika Zackova, direttrice dell’Area Critica.
Non si tratta di una seduta terapeutica, di un intervento psicologico o di un luogo nel quale discutere farmaci e trattamenti: il gruppo offre uno spazio di confronto tra pari su ciò che accade nella vita di ogni giorno: quando il dolore diventa più sopportabile, quali situazioni aiutano ad affrontarlo, quali attività o circostanze sembrano modificarne la percezione. L’obiettivo è affiancare alla dimensione clinica un’altra prospettiva; quando il dolore diventa persistente, infatti, il rischio è che tutto venga ricondotto al linguaggio della malattia: intensità, procedure, efficacia o mancata efficacia delle terapie. Il confronto consente invece di allargare lo sguardo a relazioni, strategie personali e capacità di adattamento.
È in questo senso che Monika Zackova parla di «demedicalizzare il dolore»: non ridurne il significato clinico, ma riconoscere che, soprattutto nella cronicità, la sofferenza comprende anche una componente sociale e relazionale. La cura continua a occuparsi del sintomo; l’ascolto aiuta a comprendere come quel sintomo venga vissuto fuori dalla visita o dal trattamento. Le prime valutazioni del Comitato indicano un riscontro positivo: i partecipanti si sentono liberi di aprirsi e confrontarsi. La persona non è così soltanto chi riferisce un sintomo, ma diventa portatrice di una conoscenza maturata nella propria esperienza quotidiana e condivisibile con gli altri.
L’iniziativa mantiene carattere sperimentale; tra i possibili sviluppi sono previsti incontri anche all’aperto, attività di scrittura e momenti periodici di ricapitolazione. Il gruppo si inserisce in un modello riabilitativo che considera la persona oltre il recupero della funzione: anche il modo in cui il dolore viene interpretato, attraversato e condiviso appartiene alla storia di cura. Dare parola al dolore significa evitare che finisca per occupare tutto lo spazio.












