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Nella lesione midollare, disfunzioni vescicali e intestinali, sessualità, riproduzione, prevenzione delle complicanze e qualità della vita richiedono competenze diverse e coordinate: da questa necessità nasce il lavoro multidisciplinare delle Unità Spinali italiane e dei centri specializzati.
a cura di Ufficio Stampa MRI – Nella lesione midollare esistono problemi clinici che non possono essere affrontati da una sola disciplina; le disfunzioni della vescica e dell’intestino neurologico, gli aspetti legati alla sessualità e alla riproduzione, la prevenzione delle complicanze e la qualità della vita richiedono competenze differenti che devono operare in modo coordinato: è da questa esigenza che nasce il lavoro dei neurologi delle Unità Spinali italiane e, più in generale, il modello multidisciplinare che caratterizza i centri specializzati.
L’ottava edizione della NUS Academy, co-organizzata quest’anno dal MRI (è un format della Società Italiana di Urodinamica, SIUD, sviluppato nelle regioni che ospitano Unità Spinali e costruito con il coinvolgimento diretto dei professionisti delle strutture ospitanti), ha offerto una fotografia concreta di questo approccio: specialisti provenienti da diverse realtà del Paese si sono confrontati su alcuni dei temi più delicati nella gestione della persona con lesione midollare. Promossa dal gruppo dei neurologi delle Unità Spinali della Società Italiana di Urodinamica con la collaborazione della Fondazione Italiana Continenza, l’iniziativa ha approfondito le disfunzioni vescico-uretrali, la gestione dell’intestino neurologico e le problematiche della fertilità e della riproduzione; aspetti che incidono direttamente sull’autonomia e sul progetto di vita delle persone con mielolesione.
Accanto agli interventi di figure di riferimento del settore, come Roberto Carone, urologo torinese e presidente emerito della Fondazione Italiana Continenza (FIC), e Alessandro Giammò, anch’egli urologo di Torino e attuale presidente della Società Italiana di Urodinamica (SIUD), è emerso un elemento trasversale: la qualità della presa in carico dipende dalla capacità delle diverse professionalità di lavorare all’interno di un percorso condiviso.
In questo contesto Montecatone ha portato un’esperienza consolidata: quella di un’Unità Spinale – diretta da Laura Simoncini – che ha costruito il proprio modello assistenziale sull’integrazione stabile tra competenze mediche, infermieristiche, riabilitative e psicologiche. La struttura, la più grande d’Italia con 120 posti letto dedicati e circa 580 pazienti accolti ogni anno da tutto il Paese, ha progressivamente adattato la propria organizzazione all’evoluzione delle lesioni midollari, oggi sempre più spesso associate alle cadute e all’invecchiamento della popolazione oltre che alle tradizionali cause traumatiche.
Le relazioni hanno rispecchiato questo metodo di lavoro: interventi costruiti a più voci e orientati a mostrare come ogni scelta clinica produca effetti che si estendono ben oltre il singolo ambito specialistico. La gestione della vescica neurologica, ad esempio, non riguarda esclusivamente l’urologo; influenza il rischio di infezioni, la partecipazione alle attività riabilitative, l’autonomia quotidiana e, in molti casi, la qualità della vita. Lo stesso vale per le problematiche intestinali e per la salute sessuale e riproduttiva.
La sfida, infatti, non consiste soltanto nel coordinare professionisti differenti; consiste nel costruire un linguaggio comune che permetta alle diverse competenze di concorrere allo stesso progetto di cura. È una visione che Montecatone porta avanti da anni nella propria attività clinica e scientifica, promuovendo il confronto interdisciplinare come strumento per affrontare situazioni sempre più complesse e migliorare gli esiti assistenziali. Anche le recenti iniziative dedicate alle complicanze nei percorsi riabilitativi si muovono nella stessa direzione: trasformare l’esperienza clinica condivisa in conoscenza utile per l’intera comunità professionale.





