News

«Una favola che non mi aspettavo»: Giusy Sbaglio danza alle Paralimpiadi

Ha danzato alla cerimonia di chiusura delle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026: per Giusy Sbaglio, paziente del Montecatone Rehabilitation Institute, originaria di Gragnano (NA), è stato un momento inatteso e profondamente significativo, arrivato al termine di un percorso che ha trasformato una frattura in possibilità. Solo dopo, a distanza di ore, ne ha colto fino in fondo il senso.


a cura di Ufficio Stampa MRI – Ha danzato alla cerimonia di chiusura delle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026: per Giusy Sbaglio, paziente del Montecatone Rehabilitation Institute, originaria di Gragnano (NA), è stato un momento inatteso e profondamente significativo, arrivato al termine di un percorso che ha trasformato una frattura in possibilità. Solo dopo, a distanza di ore, ne ha colto fino in fondo il senso.

«In realtà soltanto ieri sera sono riuscita un poco a realizzare ciò che mi è successo in questa settimana. Ho vissuto veramente in una favola, in una favola che mai mi sarei aspettata di vivere».

La partecipazione alla cerimonia non era un obiettivo programmato. È arrivata come una chiamata improvvisa ed è stata vissuta con un’intensità che si è rivelata pienamente solo nel momento successivo. «Non me la aspettavo. Non era una cosa alla quale io aspiravo. Mai avrei potuto pensare di arrivare a tanto».

Il passaggio più profondo non coincide con la scena, ma con ciò che resta; con le emozioni che emergono quando tutto si ferma: «Soltanto ieri sera nel letto piangevo, perché veramente mi venivano fuori tante emozioni, tanti ricordi e tanta nostalgia di questo momento che è stato unico, irripetibile». È dentro questa esperienza che si inserisce il suo percorso.

Originaria di Gragnano, 48 anni, Giusy proviene dal mondo della danza; nel 2014, dopo una caduta avvenuta mentre giocava a bowling – quando scopre di essere incinta – iniziano i primi sintomi che portano a una diagnosi errata di patologia tumorale e alla conseguente indicazione di un intervento chirurgico; l’operazione, rivelatasi non necessaria, provoca un danno midollare irreversibile e la paralisi, a fronte della scelta di portare avanti la gravidanza.

«Ballare è la mia medicina più grande», dice. Oggi Giusy danza in un equilibrio costruito su ascolto e relazione; un linguaggio che supera il limite fisico e lo trasforma in possibilità espressiva. La presenza alle Paralimpiadi si colloca esattamente qui: non come punto di arrivo definitivo, ma espressione visibile di un percorso più profondo.

«Spero di essere testimonianza concreta che nella vita possiamo cadere ma ci dobbiamo rialzare e la nostra esistenza può essere veramente piena, completa, anzi forse anche di più». Per Montecatone, storie come quella di Giusy rappresentano il senso più concreto della riabilitazione: non solo recupero funzionale, ma ricostruzione di una traiettoria di vita.

E forse è proprio questo il punto che resta, oltre la scena: non l’eccezionalità dell’evento, ma la possibilità che lo ha reso possibile.

Condividi su:
X

    Per scaricare la guida ti chiediamo di compilare il form seguente.

    I campi contraddistinti con * sono obbligatori.

    Chi sei

    Consensi