L’amicizia è un tesoro che non finisce mai
Intervista a Mirella Rosta [1]
Categoria:
Terza classificata
Legata alle sue amiche da rapporti che durano da oltre 40 anni, Mirella ha attraversato insieme a loro le diverse fasi della sua vita, costruendo legami profondi basati sulla presenza e sul sostegno reciproco. Durante un percorso molto difficile a Montecatone l’autrice attraverso il racconto delle sue esperienze descrive un’amicizia autentica, capace di unire forza e leggerezza, dolore e risate, mostrando come i legami più veri si riconoscano soprattutto nei momenti di fragilità.
A volte l’amicizia non arriva facendo rumore.
Si siede accanto, resta.
Abita le attese, attraversa i corridoi degli ospedali, resiste ai cambiamenti e ai giorni in cui anche le parole sembrano troppo pesanti.
Questa intervista nasce dal desiderio di ascoltare ciò che resta vicino quando molte cose cambiano.
Nasce dal desiderio di raccogliere voci vere, fragili e luminose: storie di mani tese, di presenze silenziose, di legami che continuano a dire “ci sono” anche dentro la fatica.
Un dialogo sull’amicizia come casa invisibile, come filo sottile che continua a tenere unite le persone anche dopo le tempeste.
Che significato ha per te l’amicizia?
Per me l’amicizia è esserci. Le mie amiche le conosco da tantissimo tempo: alcune addirittura dall’asilo, altre dalle scuole elementari. Abbiamo fatto insieme anche le medie, poi ognuna ha preso la propria strada, ma non ci siamo mai perse davvero. Ci sono state delle piccole interruzioni, che nella vita sono normali, però ci siamo sempre ritrovate.
Oggi ci vediamo una volta al mese, usciamo, ci raccontiamo le nostre cose. Due di loro sono state anche le mie testimoni di nozze. E soprattutto, nei momenti più difficili, ho capito quanto la nostra amicizia fosse vera.
In che modo ti sono state vicine durante questo periodo?
Non mi hanno lasciata sola un attimo. Io sono figlia unica, non ho parenti vicini. Ho mio marito e mio figlio, ma loro sono diventate davvero una seconda famiglia.
Durante il ricovero a Modena c’era sempre qualcuno che veniva da me. Una mia amica, Marzia, arrivava tutti i giorni a mezzogiorno per portarmi da mangiare. Le altre si alternavano la sera, dopo il lavoro, facendo anche quaranta minuti di macchina solo per stare un po’ con me.
Il cibo era quasi una scusa. Quello che mi portavano davvero era sostegno morale. I primi mesi sono stati durissimi, soprattutto per accettare il fatto di non riuscire più a muovere le mani, di dipendere dagli altri. Mi sentivo persa. E loro erano sempre lì.
Anche oggi, nonostante la distanza e i loro impegni, ogni sabato si organizzano e vengono a trovarmi.
Nel tuo caso, quindi, amicizia significa anche presenza?
Si, assolutamente. Mi sono sentita molto protetta da loro. Questa esperienza ha reso ancora più forte la nostra amicizia.
A volte bastava anche solo una telefonata. Oppure sfogarsi. Una volta una mia amica mi disse: “Se vuoi piangere, piangi con me”. E quella frase me la porto ancora dentro.
Se dovessi immaginare l’amicizia con un’immagine, cosa vedresti?
Mi viene in mente un gruppo di amici che si tengono per mano in cerchio, come fanno i bambini.
Un’immagine semplice, ma piena di protezione. Come dire: “Noi siamo qui”.
Hai un ricordo particolare delle tue amicizie che custodisci con affetto?
Sì, tantissimi. Con loro ho condiviso momenti importanti ma anche tantissime risate.
Una volta siamo andate a cena fuori. Il parcheggio del ristorante era pieno e, per evitare di fare un lungo giro sulla statale, abbiamo deciso di saltare un fosso gelato. Una mia amica era elegantissima, con i tacchi, e continuava a lamentarsi perché non voleva sporcarsi le scarpe.
Alla fine abbiamo saltato tutte il fosso come adolescenti. C’erano dei ragazzi lì vicino che ci guardavano ridendo e ci dissero: “E’ vero allora che le donne saltano i fossi alla lunga!”. E noi abbiamo risposto che a vent’anni eravamo anche peggio.
Ci siamo divertite tantissimo.
Quindi l’amicizia è anche leggerezza?
Si. Anche nei momenti più difficili riuscivamo a ridere insieme.
Una volta, durante un funerale, io e le mie amiche abbiamo iniziato a ridere perché il signore che leggeva soffriva d’asma e continuava a fermarsi per respirare. Non era assolutamente il momento giusto per ridere, lo sappiamo, ma ci siamo guardate negli occhi ed è stato impossibile trattenerci.
Sembravamo tornate ai tempi della scuola.
Secondo te il significato dell’amicizia è cambiato dopo quello che hai vissuto?
No. È rimasto lo stesso. Ma forse si è rafforzato ancora di più. I veri amici li riconosci proprio nei momenti difficili.
Loro ci sono sempre state, anche quando mio figlio è stato male. E io ci sono stata per loro.
A volte l’amicizia è anche questo: esserci senza invadere.
C’è qualcosa che vorresti dire oggi alle tue amiche?
Che sono molto importanti per me. E che spero che la nostra amicizia continui sempre così.
Ci conosciamo da quarant’anni. Alcune da quaranta, altre da trenta. Abbiamo scherzato tante volte dicendo che, da anziane, andremo tutte a vivere nello stesso palazzo, come nei telefilm. Faremo compagnia una all’altra e rideremo ancora insieme.
È un sogno semplice, ma bellissimo
Durante questo percorso hai conosciuto anche nuove persone significative?
Sì. Alcune persone che non vedevo da anni sono tornate nella mia vita. Un’amica con cui uscivo da ragazza è venuta a trovarmi a sorpresa qui a Montecatone. Sono quei gesti che ti scaldano il cuore.
C’è una frase che ti aiuta particolarmente in questo periodo?
Sì. Le mie amiche mi ripetono sempre: “Noi ci siamo”.
E secondo me non esistono parole più importanti di queste.
Mi sembra che il titolo del concorso, “Sempre io”, rappresenti bene anche quello che stai raccontando. Nonostante tutto, rimani sempre tu.
Sì, è vero. Nonostante tutto, io sono sempre io. E anche l’amicizia è rimasta la stessa.
Forse persino più vera di prima.
[1] a cura di Davide Veronesi, tirocinante del Servizio di Psicologia di Montecatone









