Studente Suola in Ospedale. “Sono nata in Ungheria e all’età di 6 anni e mezzo sono stata adottata dai miei genitori, Viviana e Sergio; il mio arrivo in Italia è stato faticoso, ma appena imparata la lingua ho iniziato a scrivere con passione, ho tanti diari. Adesso ho 14 anni e ho commesso degli errori che sto pagando, ma la mia famiglia non mi abbandona, spera possa recuperare la mia vita e vivere i miei sogni.”
Mi guardo dentro come da una finestra chiusa, i vetri un po’ appannati, le mani fredde.
Fuori tutto il mondo passa, fa rumore, corre.
Qui dentro, invece, si siede accanto a me sembra non scorrere mai.
Le pareti sono bianche, troppo bianche, come dei fogli intonsi che aspettano parole che
non sempre riesco a dire. Ci sono giorni lunghi come corridoi, e notti che sembrano infinite.
Mi chiamano per nome, ma a volte non rispondo, non perché non ne abbia voglia, ma
Perché quel nome pesa come una giacca stretta, troppo stretta su cuore.
Respiro, piano ma respiro.
E questo mi basta, almeno per oggi.
Ci sono pensieri che arrivano forti, come onde contro una riva stanca, e resto lì a
ascoltarli, non sempre forte, ma sono ancora in piedi.
A volte ho paura di me stessa, dei miei silenzi, delle mie tempeste.
A volte mi sento sbagliata, come un pezzo fuori posto in un mondo perfetto.
Guardo le mie mani con le nocche spaccate, sanguinano, tremano, ma sanno ancora
stringere, sanno ancora aspettare.
Un giorno, forse, aprirò quella finestra, l’aria entrerò forte, e con un brivido di freddo
porterà via un po’ di questa paura.
E io uscirò, non perfetta, ma diversa.
Viva, ancora nonostante tutto.










